Recensioni

"Rivedo in questa tematica lo spirito di Renoir sempre distaccato dal senso       artistico di Esso. Un giudizio di elevato concetto cromatico e senso di nebulosità trascendentale"

Rontini 

"Si può definire un pittore post-impressionista. Egli traccia le sue pennellate luminose che accennano a frantumarsi per aderire sempre più all'impressione ottica (..)" 

Giovanni March 

La sua pittura conserva una solidità spugnosa e uno spessore di materia che si traduce nella chiarezza dei colori e nell'inesausto amore per la vita" 

Da Il Telegrafo , 1971

E pittore sempre più avvincente, fa vibrare l'esalazione del respiro- corollario della sintesi evolutiva: il caldo tepore dell'espressiva magnificenza dei significati si familiarizza subito nell'oggettività concettiva delle sue opere. Egli sa stupirci, appena ne prevale il rapporto conoscitivo, dell'essenzialità immaginistica, nel lodevole e nel dilettevole. 

Marcello Carli - scrittore

La sua pittura nuova e coerente dimostra la ricerca dell'artista verso una introspezione interiore; i suoi personaggi avvertono nella forma e nel colore una profonda umanità, talvolta anche drammatica. Attraverso le sue doti di istinto e di tecnica eccellente, l'artista riesce a valorizzare l'elemento umano nella tormentosa ricerca di se stesso. Le figure emergono dalle tele gradualmente, con la loro tensione umana, da un composito e caldo amalgama tonale. Quali le tecniche del Giuntini? Numerose: olio, tempera, penna: "L'importante è raggiungere l'effetto desiderato", fa intendere l'artista, sempre sincero e spontaneo nelle opere, come nella vita.

Luigi Bernardi 

Le opere di Francesco Giuntini mantengono una loro tonalità ricalcata sull'elemento naturale; facendo della realtà un elemento lirico, ricostruisce il processo ricevendo di fronte all'oggetto una sensazione dominante nei suoi colori attenuati sempre dal bianco la cui estensione corrisponde sempre a nuove sensazioni. In questo modo il pittore riesce a raggiungere nei suoi dipinti sovrapposizioni di impressioni filtrate dall'armonia del colore. Francesco Giuntini è un pittore abituato fin dall'adolescenza a lavorare chiuso nella propria stanza, aiutato dalla propria fantasia,  e dalla conoscenza perfetta della natura. La sua pittura è ora pacata rappresentazione di marine, paesaggi, vicoli antichi, ora con un bisogno più acuto di ricerca di vita interiore, con la consapevolezza dei particolari più espressivi. Comunque scaturisce sempre dalle opere un gran calore che denota la sua sensibilità artistica e umana.

Simone Bolla 

Quando si tratta di presentare al pubblico un pittore  del calibro di Giuntini tutto diventa estremamente difficile. A distanza di Tempo ancora non riesco ad osservare le tele del nostro senza farmi coinvolgere nella sua tematica artistica. Nell'opera di Giuntini convivono in modo eccellente il post-macchiaiolismo e la pittura francese con particolare preferenza verso l'impressionismo. Il colore è una forma vitale dell'opera, mezzo di espressione inscindibile; basta parlare con l'Artista per vedere le sue mani gesticolare quasi a plasmare un "qualcosa" che è nell'aria a contatto di ognuno di noi; proprio questo è il suo motivo preferito: ricercare quei valori fondamentali che fanno parte del bagaglio culturale-sociale dell'uomo. Non cerca mai la soluzione altisonante, che lo metta in evidenza; rimane al di fuori del quadro come a volerci restituire quel patrimonio che ognuno va dimenticando. Indubbiamente il significato è importante nella sua semplicità: "l'uomo è l'essere al centro di tutte le cose, il resto ruota tutto attorno". Anche la natura ha un ruolo importante, ma sempre in secondo piano rispetto alla figura; è un contorno bello, di una bellezza sottile che non disturba, ma anzi esalta lo spirito ammiratore dell'artista. Parlando del colore Egli preferisce usare un misto di tinte calde e "marce" che fondendosi creano quel movimento innanzi accennato. Nel contesto artistico culturale del nostro tempo il Giuntini si potrebbe tranquillamente inserire ai vertici, ma la sua smania di conoscere, di esaltare i valori umani, lo fanno rimanere quasi in disparte. Artista parco dei suoi lavori ama concedere poco ai preziosismi per badare all'essenziale. Per chi, come me, ha l'onore di seguirlo in questa sua attività può capire l'uomo e l'artista e amare sempre un po' di più la vita in tutti i suoi aspetti. Davanti alla realtà di ogni giorno il suo atteggiamento è severo e responsabile senza però trascendere in eccessi di euforismo o di melanconia. La Pittura deve essere fiera di questo suo figlio che l'ama con tutto se stesso facendone ragione dominante della sua vita. Il tempo darà a definitiva consacrazione a questo Artista che ha un dono particolare verso tutte le cose: l'AMORE.

Francesco Giuntini, livornese, ha tutta l'aria di far convivere la memoria della pittura francese degli anni venti (cioè un impressionismo brulicante di "schegge organiche"), con il post-macchiaiolismo, con i suoi sentimenti e i suoi trasalimenti. La figura umana sembra il maggiore scopo della sua ricognizione: Artigiani, Ballerine, Ragazze insidiano le sue pagine lavorate da cima a fondo con una tessitura di segni e di ombre, di evidenze e di pause. I colori comunque mirano ad un fare sommesso, quasi ad un recitato di sottintesi: sono proposte di situazioni domestiche, antieroiche e antiretoriche, quasi uno studio delle risorse popolari più intime e suggestive.

Franco Peroni, critico d'arte. Per la Personale presso la Galleria Boccadasse, Genova 1981

"Si conclude in questi giorni presso la Galleria "Il Gabbiano" di Firenze, presentato dalla rivista Pan Arte, la mostra di Francesco Giuntini, artista di Genova. Francesco Giuntini ha presentato in un ricamo di colore dalla squisita musicalità la prassi necessaria per un divenire nuovo, al passo con la nuova cultura in uno stile raffinatissimo là dove si riconosce il segno della sapiente tecnica e dell'ottimo risultato pittorico.

Paolo Salvi, Pan mensile di arte e cultura, Firenze 1982.

Allorché, di recente, mi sono imbattuto nelle tele di Francesco Giuntini la mente mi ha riproposto un'equazione vincente: emozione+razionalità=validità. Già! Perché- ed ho avuto modo di appurarlo conoscendo l'uomo- in quest'artista la propensione naturale al bello, che parrebbe totale ed indifesa, è invece condizionata dalla capacità d'infrenare i sentimenti con risultati che, dribblati abilmente i rischi dell'esornativo, si caricano di una valenza di indiscutibile valore. Di fronte alla figura umana, ad una composizione, allo stesso paesaggio Giuntini riesce a dare libertà alla sua felicità temperamentale, eludendo peraltro i pericoli naturalistici con la capacità di limare, filtrare, rendere pudico quanto potrebbe farsi eccessivamente oggettivo ed esibito. La materia stessa della sua pittura è il prodotto di tale misura, raggiunta contemperando un massimo di stupefazione con un minimo di resa al bello fine a se stesso. Materia ricca, nobilitata di velature sagaci, fremente per il fibrillare di piccoli tocchi destinati a lasciare emergere negli interstizi gli strati sotterranei di colore, come una delicata epidermide che qua e là venga lacerata perché ne trapelino gli umori che la percorrono. Così il suo cromatismo assume una vaporosità, quasi una levità tesa a spegnere più che a ravvivare. Una pittura di sentimento, certo! Ma non pittura sentimentale perché non ripiegata su se stessa, ma aperta agli influssi culturali quanto alla tradizione, attenta quindi alle forme e ai volumi, descritti questi da una linea smorzata che vagheggia i modi della Scapigliatura rivisitata e attualizzata con ammiccamenti e citazioni che si fanno elementi di gusto e di talento. Un'altra cosa mi preme di re su Giuntini: la sua disponibilità ad approfondire sul piano tecnico e narrativo è indice di buona salute morale, un dato da non sottovalutare in un tempo in cui troppi artisti hanno scartato come merce deteriorata la professionalità e tendono a migliorare soltanto il..conto in banca.

Alberto Scotti scrittore, Roma 19 gennaio 1982

Importante per segno e colore, la produzione di Francesco Giuntini brilla di luce propria in un'analisi spietata dell'attuale società, in un rivisitare paradigmi di ieri a riconoscervi la stima della tradizione e la verità del presente. Lirica e ambientazione di favola cambiano il colore e la tessitura di questi pezzi. 

Laura Carli, Pan mensile di arte e cultura, Firenze 1982.

Francesco Giuntini, livornese, ha tutta l'aria di far convivere la memoria della pittura francese degli anni venti (cioè un impressionismo brulicante di schegge "organiche") con il post-macchiaiolismo, con i suoi sentimenti ed i suoi trasalimenti. La figura umana sembra il maggior scopo della sua ricognizione: artigiani, ballerine, ragazze, insidiano le sue pagine lavorate da cima a fondo con una tessitura di segni e di ombre, di evidenze e di pause. I colori comunque mirano ad un fare sommesso, quasi ad un recitato di sottintesi: sono proposte di situazioni domestiche, antieroiche e antiretoriche, quasi uno studio delle risorse "popolari" più intime e suggestive. 

Felice Ballero, Critico d'arte de "Il Corriere Mercantile". Dalla brochure per la Personale tenuta a Firenze, presso la Galleria "il Gabbiano", nel novembre 1982

"20 pittori italiani in Canada, esposte 120 opere in tre rassegne" 

Una massiccia rappresentanza dell'arte figurativa italiana ha fatto recentemente  la sua presenza in Canada: 20 pittori, tutti qualificati, taluni di livello, hanno esposto 120 opere in tre rassegne allestite alla Parete Gallery, in Work Villa, nel cuore di Toronto, al maestoso Columbus-Center, nella stessa città, ed al Montecassino Place di Donswiew (Ontario). La triplice esposizione è stata promossa e organizzata (..) tramite un'accurata selezione tra le vecchie e le nuove leve. Gli espositori provenivano da ogni regione italiana; molteplici le correnti artistiche: dalla classicità di Leonardo Perrone (..), al surrealista Salvatore Bini, ad Attilio Doria (..),alle reminiscenze della pittura francese di primo ottocento in Francesco Giuntini (..).

Le tre rassegne sono state oggetto di attenzione da parte di un folto pubblico e sono state inoltre visitate dall'On. Fleming, ministro di Stato canadese, dal presidente della SIP Prof. Pinto, dal presidente della General Motors di New York e da altre personalità canadesi e italiane. 

Da "Corriere della Valtellina", 24 luglio 1982 

"Il neo impressionismo di Francesco Giuntini": In questi giorni la Galleria dell'angolo a Castiglioncello ospita la personale di Francesco Giuntini, livornese, trasferitosi a Genova circa sette anni fa. Nella città labronica Giuntini ha acquisito i primi elementi della sua formazione artistica, che risulta molto ricca e composita. Prima la scuola d'arte (a Firenze e Livorno), poi entra a far parte del Gruppo Toscana Arte di Giovanni March. Ma il pittore sente anche il bisogno di allargare gli orizzonti della propria capacità espressiva, conferendole maggiore immediatezza e suggestività. E questo moto spontaneo pare condurlo a lambire l'ottica neo-impressionsta, dalla quale trae l'interesse per la purezza e luminosità. Giuntini adora la figura umana, soprattutto quando è capace di trasmettergli non tanto la bellezza, quanto l'umanità interiore. Un'umanità che si manifesta con impeto dai volti dei suoi pescatori, artigiani, ma anche dai ritratti di anziani quasi volessero comunicare a quanti talvolta li ignorano il proprio anelito all'elevazione materiale e morale dell'uomo. La purezza dei nudi, la giocosità vivacità dei giovinetti immersi in un mondo ancora incontaminato, gruppi di persone impegante in sane attività agresti. Forse un messaggio. Uno stimolo a ricercare, noi spettatori, la chiave di volta per entrare in una realtà creata per esaltare le qualità che abbiamo avuto in dono dalla natura. 

Franceso Giuntini e il mare. Un altro grande interesse per la sua spiccata personalità artistica. Ce lo propone attraverso immagini molto curate graficamente, e con una notevole espressività coloristica. Porticcioli caratteristici liguri e toscani, onde percorse da voli di rondini o solcate da candide vele. Ancora una volta non la tempesta, ma la quiete. La luce, la speranza.

Da La Nazione (Cecina), 1984 

 "Francesco Giuntini quale realtà?"

Ogni personaggio propone nel corso della stessa giornata aspetti diversi della sua presenza e quindi di se stesso; per un personaggio come Francesco Giuntini, impegnato professionalmente come ingegnere meccanico, interessato da sempre alle comunicazioni con le arti visive e spinto dal suo temperamento ad una entusiastica partecipazione alla pluralità dei problemi sollevati dalla società moderna, il problema sarebbe ancora più complesso se non ci fosse, come costante,una tensione ideale in ogni cosa che intraprende. L'occasione della mostra allestita alla Galleria Casabella di Santa Margherita Ligure ci propone il Giuntini pittore, che è poi il Giuntini rivelatore della realtà che ci interessa. Infatti il suo mondo, stando almeno alle opere più recenti, può fornire ad un attento osservatore scoperte anche esaltantidi dinamismo, di un dinamismo concepito come pensiero e come rapidità intensa di vedere, dinamismo che viene denunciato dall'energia della pennellata, dalla definizione per linee di forza di volumi e di incastri compositivi oltre che da un gusto cromatico studiato nelle variazioni su un colore unico di sconcertante attualità. Ecco in modo particolare può interessare quel modo particolarissimo e spiccatamente toscano di procedere sull'impianto di un colore che esalta e attenua nello stesso tempo, evidenzia la trama dei colori diversi e coordina il discorso cromatico, che crea un ordito raffinato senza ostentare ricchezza e senza sperperarla, in quanto vuol lasciare affiorare valori fondamentali contenuti in ogni frase pensata e quindi: in ogni frase trascritta. Tutto questo, tutto quanto emerge dal suo lungo e impegnativo lavoro è il risultato d'uno studio scrupoloso, d'una volontà programmatrice che etichetta logicamente la realtà trovata in uno degli aspetti del personaggio che già abbiamo menzionato. Il colore che emerge ad animare questa realtà, che spesso rivisita per rivelare prima di tutto a se stesso particolari di significativo stimolo emotivo, è colore che lascia filtrare tra le maglie di un diaframma equilibratore che, deliberatamente, cede spazio là dove si rende necessaria la crescita di un effetto coloristico. La realtà che emerge dal ricordo, la realtà sopraffatta dalle sensazioni, la realtà vista da angolature diverse, la realtà vista da persone diverse, l'angoscioso dilemma che lascia quotidianamente perplesso ciascuno di noi di fronte alle stesse esperienze, traspare più ancora che nelle stesse immagini nel linguaggio col quale Giuntini quelle immagini ci propone. Direi che proprio in questo sta la bellezza del risultato perché l'ingegnere, lo studioso, l'uomo dai molti interessi lasciano spazio al poeta che fa tesoro dei mezzi che il ricercatore e lo studioso gli mettono a disposizione. Quale realtà quindi, se non quella che più ci piace? Quella che fa un po' sognare. Sognando questa realtà Giuntini, come l'Abbati, scioglie nei suoi dipinti un filo di leggera malinconia interrotto frequentemente da frammenti di luci e colori più forti e più caldi che filtrano nel tessuto arricchendo un discorso già ricco di interesse nella sua stessa impostazione. 

Vincenzo Subitosi , dalla brochure per la Personale dal tema "Variazioni sul reale" tenuta presso la Galleria "Casabella" di Santa Margherita Ligure, nell'agosto 1985